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STAZZI AD ARZACHENA

STAZZI AD ARZACHENA

Progetto: Adriano Asara e Nico Filigheddu (Arzachena)
Realizzazione: Filigheddu Costruzioni (Porto Cervo)

“IL RESTAURO CONSERVATIVO DI UN ANTICO STAZZO E LA COSTRUZIONE DI UN SECONDO EDIFICIO IN TOTALE ARMONIA CON QUELLO PREESISTENTE HANNO CREATO UN COMPLESSO DI NOTEVOLE BELLEZZA, INSERITO NEL PAESAGGIO CON SENSIBILITÀ ED EQUILIBRIO”

Vedi Scheda di Progettazione

Ci sono casi in cui un progetto architettonico ha il dovere di non inventare nulla, ma di adeguarsi in modo fedele a un modello dato. È un atteggiamento che si impone di fronte a un manufatto dotato di essenzialità esemplare, qualità propria di quella tipologia abitativa definita stazzo, tipica della Gallura che, a partire dal Settecento, segnalava la presenza di insediamenti agricoli. Posti in luoghi isolati, in posizione dominante per meglio controllare le greggi, gli stazzi sono divenuti nel tempo oggetto d’attenzione per chi apprezza l’interno della Sardegna e numerosi progettisti che hanno operato sull’isola hanno trovato nella sua semplicità motivo di ispirazione. Il progetto illustrato si trova nel comune di Arzachena, a pochi passi da quel masso di granito a forma di fungo divenuto ormai da tempo simbolo della cittadina. Sul terreno, posto al limite dell’abitato, si trovava già un manufatto originario e un altro, completamente nuovo, è stato edificato nelle vicinanze: insieme creano un complesso di grande bellezza, inserito nel paesaggio con senso di equilibrio e di rispetto. Nelle pagine precedenti: massi di granito, olivastri e fichi d’India sono la cornice naturale dello stazzo completamente restaurato. Duplice il tema affrontato dall’impresa Filigheddu, che è autrice sia del restauro conservativo dell’edificio preesistente sia della progettazione e della realizzazione della nuova costruzione. Il restauro è stato eseguito con atteggiamento filologico e conoscenza competente di quelle che erano le tecniche costruttive utilizzate anticamente. Quasi tutto è stato riportato alle origini, nel rispetto dei volumi, delle proporzioni e dei materiali. Tradizionalmente l’edificio veniva costruito per un primo nucleo famigliare e successivamente ampliato, mantenendo le sue caratteristiche formali, tetto a doppia falda e pianta rettangolare, quando si creava la necessità di ospitare un secondo nucleo, come testimonia la costruzione qui restaurata. Il muro che separava le due porzioni è stato oggi aperto, conservando le diverse quote del pavimento, per mettere in comunicazione la zona notte e quella giorno. I tetti sono quelli dell’epoca con le travi di ginepro (prima smontate, poi sabbiate e ricollocate) appoggiate su mensole di granito e coperture in cannicciato che garantiscono una naturale coibentazione. Originari tutti i blocchi di granito con funzione di architrave sopra le finestre e quelli che perimetrano le aperture tra i diversi locali privi di porte. Il pavimento, un tempo in terra battuta, è ora in cemento, impreziosito in alcuni angoli del soggiorno dall’inserimento di piccole pietre di adularia, per volontà del padrone di casa. In quella che un tempo era la cucina, detta “pinnenti”, oggi sorge una stanza da bagno nella quale tutta la perizia dell’impresa, con i suoi scalpellini che vi hanno lavorato, è eloquente. Le pareti sono rivestite da lastre uniche di pietra di Orosei, mentre un lavabo di notevoli dimensioni, che corre da parete a parete, è stato scavato in un blocco del medesimo marmo, poi bocciardato a eccezione di alcune piccole porzioni che, lasciate allo stato naturale, disegnano semplici motivi floreali. La costruzione del secondo stazzo è stata affrontata con tale capacità che solo un occhio esperto riconosce a prima vista quale sia tra i due edifici il più recente. All’esterno gli stessi blocchi di granito di forma irregolare che gli abitanti del luogo raccoglievano nei campi. Non si è voluto imitare il vecchio, ma ricrearlo con scelte precise, dall’uso di grandi travi in ginepro e cannicciati per le coperture, allo spessore dei muri, al disegno dei serramenti, alla pianta interna che, se pure risponde a esigenze di modernità, mantiene le proporzioni della tradizione. Anche in questa seconda abitazione la pietra è lavorata in modo straordinario. Nei pavimenti, in pietra di Orosei bocciardata a grandi lastre, che creano un involucro neutro ed elegante; nella cucina, dominata da piani di forte spessore nei quali è stato scavato il lavello, e nel bagno, dove il lavabo è stato ricavato da un blocco unico con tale maestria che la pietra sembra diventata materia morbida e plasmabile. L’intervento, che dichiara tutta la sua modernità, con una scelta coerente perché non ha senso rendere “antico” ciò che rispecchia le esigenze contemporanee, è l’inserimento di una piscina a forma circolare sulla quale affacciano le due costruzioni. Un gesto coraggioso che non ha voluto imitare la natura, né creare una finta pozza d’acqua. Una forma tonda, lievemente schiacciata, con l’acqua che sborda verso la fascia di marmo di Orosei che ne segna il perimetro e si accompagna all’elegante pavimentazione in marmo e lastre di granito Giallo di Arzachena.